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L'anteprima di Maggio 2003


Hydra 23, maggio 2003

Apistogramma njsseni

Sono piccoli, colorati e attraenti. Accompagnano le acque in crescita, vivendo lungo le rive dove le foglie cadute si accumulano. Tra esse trovano cibo e rifugio dai predatori. E nella lettiera si riproducono in folti harem. Sono gli Apistogramma. Andiamo alla scoperta di alcune tra le specie attualmente più di moda: Apistogramma nijsseni e panduro. di Uwe Römer

Fanerogame. Le piante alla conquista del mare.

Quando immaginiamo un prato verde, raramente lo pensiamo subacqueo. Eppure esistono ben cinquantasette specie di piante superiori che vivono nei mari di tutto il mondo. Si tratta delle Fanerogame, vegetali che oltre ad essere utili materie prime per l’umanità sono anche importanti componenti delle barriere coralline. Verso un acquario di barriera con le piante? di Alf Jacob Nilsen

Piante come trappole. Coltivare le piante carnivore

Le piante carnivore esistono, ma non sono quelle dei fumetti, né tantomeno quelle dei film di fantascienza. Vivono anche in Italia e catturano Insetti grazie a sostanze vischiose che loro stesse emettono. Come allevarle? Quali sono i "trucchi" da impiegare? Scopriamolo dalla voce di un giovane allevatore. di Alessandro Spiga e Francesco Graziosi

Rubriche

Editoriale 6

Focus

Forum 11

Dal Sudamerica al Vietnam 14

Condannati all’estinzione? 21

Tropheus 22

Riccia fluitans 29

Layout contest 2002, risultati 34

Julian Sprung, intervista 40

Fitofarmaci 45

Oceanario di Lisbona 46

Eric, il "guru", intervista 40

Acquari e Natura, reportage 45

Viaggio in Nigeria 50

Approfondimenti

Allevare Apistogramma

p. 58, di Livio Leoni

L’ambiente degli Apistogramma

p. 59, di Livio Leoni

Trachyphyllia geoffroyi

p. 70, di Livio Leoni

Catalaphyllia jardinei

p. 71, di Livio Leoni

Le specie di Fanerogame

p. 75, di Alf J. Nilsen

AIPC, Associazione Italiana Piante Carnivore

p. 80, Filippo Tassara

Coltiviamo le piante carnivore

p. 81, di Alfonso Grossi



Editoriale h23

Su Affari & Finanza de La Repubblica è apparsa il 7 aprile 2003 una interessante intervista fatta da Giuseppe Turani a Marco Benatti, imprenditore che opera nel settore Internet. Vorrei riproporre qui alcune delle domande e delle risposte perché credo siano utili a ragionare sul ruolo di una rivista e sulla sua natura di impresa. "… In rete, però, sono andati male anche quelli che proponevano contenuti. La gente non vuole pagare per avere delle notizie e altre cose utili. Come mai? <<Errore. La gente invece paga per queste cose, solo che i soldi vanno soltanto a Telecom.>>. Cioè? <<Se lei si collega al sito di Repubblica o del Corriere, e sta lì mezz’ora, non è che ci sta gratis. Paga, se non altro, il costo del collegamento. Paga sulla bolletta Telecom (o di un’altra compagnia) i minuti di collegamento. Solo al Corriere e a Repubblica, che pure hanno fornito i contenuti (che sono la ragione per cui lei si è collegato in rete ed è rimasto lì) non arriva un solo centesimo. È come se l’edicola si tenesse tutti i soldi che prende vendendo i giornali, con la scusa che è lui il distributore>> Ancora una volta è sbagliato il modello di business? << Assolutamente. Uno schema corretto dovrebbe prevedere che le varie telecom riconoscano a chi mette contenuti in Rete (e quindi genera traffico) un compenso proporzionato al traffico che ha generato. In questo modo, fra l’altro, finalmente chi fa contenuti avrebbe i suoi ricavi e potrebbe crescere molto più in fretta. Con vantaggio per la Rete, per l’informazione e per tutti. Internet è un nuovo mondo e ci vogliono regole nuove.>>

Finalmente si parla del costo di produzione dei contenuti, finalmente si comincia a valutare lo sforzo che serve non solo a progettare e produrre contenuti, ma anche a verificarli. Ho letto recentemente sul newsgroup uno scambio che riguardava le riviste (in particolare si lamentava la poca attinenza al panorama italiano delle riviste che sono solo la traduzione di una rivista straniera) e sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’interesse dimostrato per l’argomento, ma anche stupito di constatare che nessuno pone l’accento sulla natura di impresa di una rivista: noi siamo prima di tutto una azienda e la rivista può essere pubblicata con questa qualità solo se gli acquariofili premiano la qualità (è sempre il mercato l’arbitro!) e diventano lettori. Non voglio fare una polemica, ma anzi dare un contributo alla discussione. Vi faccio un esempio. La foto sopra è scattata in natura da uno dei più bravi autori in materia di Ciclidi, Ad Konings. Per la guida sul Malawi in uscita a maggio abbiamo fatto uno sforzo ed acquistato da lui un grosso pacchetto di foto scattate in natura: sarà il mercato a decidere se la scelta di uscire con un prodotto di qualità alta è o no corretta. Ovviamente noi crediamo di sì: a voi ora la possibiltà di premiare o no la qualità. Scegliere, please.

Giorgio Melandri



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